La società americana Cloudflare, che si occupa di content delivery network, servizi di sicurezza internet e servizi di DNS distribuiti, è stata recentemente multata dall’AGCOM, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per 14 milioni di Euro, per non aver adempiuto alla legge “antipezzotto“, cioè non aver bloccato alcuni siti su cui vengono trasmessi contenuti diffusi illecitamente.
A quanto pare, però, Matthew Prince, Amministratore Delegato di Cloudflare, non ha reagito bene alla contravvenzione: dopo aver definito l’AGCOM “un’oscura cabala di élite mediatiche europee” che senza controllo giudiziario, processo o ricorso avrebbe intimato all’azienda di oscurare da internet qualsiasi sito ritenuto contro gli interessi, ha minacciato di interrompere tutti i rapporti con l’Italia. Ciò porterebbe alla rimozione di tutti i server presenti nelle città italiane, all’interruzione dei piani per la costruzione di una sede Cloudflare nella nostra penisola e di qualsiasi investimento in programma e, soprattutto, alla cessazione della fornitura dei servizi di sicurezza informatica, erogati pro bono, dedicati ai Giochi olimpici di Milano Cortina in programma a febbraio.
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Prince ha poi annunciato che combatterà la “multa ingiusta” non in quanto comminata a Cloudflare ma perché “sbagliata per i valori democratici“.
L’unica risposta, per il momento, a Matthew Prince è arrivata dalla Lega Serie A: “Le affermazioni del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americana. La sanzione comminata da AGCOM, perfettamente motivata, non ha nulla a che vedere con la censura di Internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d’autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi. Cloudflare è stata sanzionata perché è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria.“
Non resta, ora, che attendere eventuali sviluppi da parte di Cloudlfare o del Governo italiano.
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