Anitec-Assinform, l’Associazione Italiana per l’Information and Communication Technology (ICT), ha presentato, anche quest’anno, il rapporto “Il Digitale in Italia 2026” alla Camera.
Secondo quanto emerso nel rapporto, la spesa nel 2025 ha registrato un incremento del 3,4% rispetto, che si traduce in circa 84,4 miliardi di euro. Di questi, la maggior parte hanno riguardato i sistemi ICT (Information and Communication Technology), capeggiati da IA, cybersicurezza e cloud incrementati dell’8,1% con un investimento da 18,8 miliardi . A seguire, Contenuti e Pubblicità Digitale (4,8%), Software e Soluzioni ICT (+4,1%) e Dispositivi e Sistemi (+1,8%). Leggera flessione, invece, per i Servizi di Rete TLC (-0,7%).
È naturale che, in un contesto come quello attuale, caratterizzato da instabilità geopolitica, volatilità energetica e competizione tecnologica, la spesa per il digitale sia in costante aumento. Si stima infatti che, nel triennio 2026-2029, la crescita del mercato nazionale, guidato integrazione di dati, IA, sicurezza e cloud farà registrare un aumento del 3,6%, trainato da banche e assicurazioni per quanto riguarda, soprattutto, IA e cybersecurity e dal settore manufatturiero per quanto riguarda robotica e automazione.
“La trasformazione digitale si conferma una leva strategica per migliorare efficienza, qualità dei servizi, capacità amministrativa e competitività del Paese – ha spiegato Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform – I finanziamenti PNRR, ormai conclusi con la fine di giugno, sono stati un ottimo trampolino per migliorare il nostro apparato tecnologico. L’Italia ha bisogno di un vero piano industriale per il digitale. Una visione di lungo periodo, costruita insieme, istituzioni e imprese. Gli incentivi devono sostenere in modo semplice e accessibile chi investe in tecnologie e competenze, riconoscendo il digitale per quello che è: una leva di competitività, non una spesa da contenere. È importante acquisire la consapevolezza che il digitale ha assunto la doppia valenza di abilitatore e di fattore di cambiamento industriale. Il Paese deve saper governare gli asset strategici digitali, dalle infrastrutture ai dati fino alle tecnologie, a partire dall’IA, per garantire sicurezza, indipendenza e sviluppo economico. La vera sfida non riguarda più la capacità di adottare innovazione, abbiamo eccellenze scientifiche, industriali e tecnologiche, ma quella di governarla, svilupparla e trasformarla in vantaggio industriale duraturo”.
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