Mentre le minacce alla privacy continuano a intensificarsi, molte aziende — complice la riduzione dei budget — stanno rispondendo tagliando in modo significativo i team dedicati alla protezione dei dati. Secondo il nuovo report di ISACA, pubblicato a fine gennaio, il numero medio di professionisti della privacy è sceso da otto a cinque per team a livello globale: un calo superiore a un terzo che rende le organizzazioni più esposte e vulnerabili che mai.
Introduzione
ISACA ha pubblicato a fine gennaio il report “State of Privacy 2026”, scaturito dalle interviste a circa 1.800 professionisti della privacy a livello globale e che offre un panorama dello stato dell’arte della privacy a livello globale.
Report ISACA – State of Privacy 2026

Il report rivela una crescente pressione sulle organizzazioni che faticano a mantenere la conformità in un contesto di risorse limitate e rapidi cambiamenti tecnologici.
Il 50% degli intervistati prevede una riduzione del budget per la privacy nei prossimi 12 mesi, mentre meno di un quarto (22%) prevede un aumento.
Il report evidenzia inoltre che la carenza di personale è particolarmente marcata nei ruoli tecnici legati alla privacy, che risultano più scoperti rispetto a quelli legali e di conformità: il 47% degli intervistati segnala insufficienti risorse tecniche, contro il 37% che indica carenze nei ruoli legali e di compliance.


Inoltre, i team dedicati alla privacy continuano a ridursi: il numero medio di professionisti intervistati è sceso a cinque, rispetto agli otto registrati nel 2025.
Anche la fiducia nella capacità di rispettare i requisiti di conformità è diminuita: meno della metà degli intervistati (47%) dichiara di avere molta o completa fiducia che il proprio team di privacy riesca a conformarsi alle nuove leggi e normative sulla protezione dei dati nelle diverse giurisdizioni, inclusi i requisiti emergenti legati alla governance dell’intelligenza artificiale.


Gli intervistati hanno indicato, altresì, la mancanza o l’inadeguatezza della formazione come la causa più frequente di inadempienze in materia di privacy: il 51% lo considera il principale fattore, in aumento rispetto al 47% dell’anno precedente. Al secondo posto si colloca la mancata applicazione della privacy by design, segnalata dal 50% degli intervistati, con un incremento di nove punti percentuali rispetto al 2025.
Inoltre, i professionisti della privacy tecnica si trovano ad affrontare sfide particolari: il 54% degli intervistati indica le competenze tecniche come la principale lacuna di competenze, seguita dall’esperienza con diversi tipi di tecnologie e applicazioni (52%).
Tra le principali fonti di stress per i professionisti della privacy risultano: la rapida evoluzione della tecnologia (71%), le difficoltà di conformità (62%) e la carenza di risorse (61%).


Analizzando l’adozione dell’intelligenza artificiale: il 13% degli intervistati la utilizza già per attività legate alla privacy, mentre il 38% prevede di introdurla entro i prossimi 12 mesi. Tuttavia, l’impiego dell’IA risulta strettamente legato al livello di maturità organizzativa: tra chi già la utilizza, il 41% dichiara di applicare sistematicamente i principi di privacy by design.
Le imprese di dimensioni maggiori (34%) e quelle con maggiori disponibilità di risorse (33%) tendono a praticare sistematicamente la privacy by design, confermando come una dotazione più ampia di mezzi possa agevolare l’adozione di questo approccio.

Conclusione
Troppo spesso le organizzazioni tendono a considerare la sicurezza e la conformità come stati binari: sicuro o insicuro, conforme o non conforme. In realtà, la sicurezza è un percorso fatto di progresso, disciplina e ripetibilità ed in continuo divenire.
Nel contesto attuale – caratterizzato da minacce in costante crescita e da una superficie di attacco sempre più ampia – la maturità informatica diventa un elemento fondamentale. Di fatto, le organizzazioni sono sottoposte a una pressione crescente e la conformità sarà sempre più basata su evidenze concrete e dipendente dalla forza lavoro, come richiesto da quadri normativi come NIS2 e DORA.
È essenziale riconoscere che la conformità non può essere gestita in compartimenti stagni: la maggior parte dei requisiti si sovrappone e coinvolge risposte agli incidenti, controllo degli accessi, governance e monitoraggio. Solo un approccio olistico permette di conciliare questi obblighi con la reale capacità di rispettarli.
È doveroso evidenziare che il rischio maggiore per le organizzazioni non riguarda solo il budget o gli strumenti, ma soprattutto la carenza di professionisti qualificati, indispensabili per implementare correttamente i controlli, valutare la maturità e sostenere i miglioramenti nel tempo.
Senza un adeguato capitale umano, perseguire la conformità diventa un obiettivo irrealistico: la sicurezza informatica e la fiducia nell’organizzazione si indeboliscono progressivamente, rendendo sempre più arduo proteggerle e sostenerle nel tempo.
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